Resetta password

I vostri risultati di ricerca

Cilento tradizioni e curiosità parte 1

Pubblicato 26 aprile 2016 by ckey
Una terra millenaria, che affonda le sue radici nella scuola filosofica di Velia e tra i Templi di Paestum non poteva che avere tradizioni e festività antichissime dove la religione cristiana si fonde col paganesimo. Il Natale, festa religiosa, è vissuta nel Cilento in maniera de tutto particolare. Nei giorni precedenti i giovani trasportano dalle campagne numerosi ceppi che, per la loro mole, non è stato possibile utilizzare come legna da ardere nei camini; vengono accatastati al centro della piazza principale (che di solito è sempre attigua alla chiesa parrocchiale), disposti a cerchio e accesi dopo la messa di mezzanotte. Per quanto concerne la ricca tradizione culinaria del Cilento, legata al Natale, ricordiamo solo la Stella di Natale di Laurino e le Pasticcelle di Pollica che tra tutte sono le più originali. Uno degli aspetti rituali propri delle pietanze che si preparano in occasione delle feste cicliche nel mondo contadino: non si concepisce prepararle fuori dal loro tempo e ciascuna è legata ad una ritualità che la rende parte integrale della ricorrenza. Veri e propri "riti" che, anche se a livello inconscio, spesso determinano il piacere di gustare e sentire certi sapori. Stesso mix di sacro e profano lo troviamo in occasione della Candelora e la Quaresima. La Quaresima, nella cultura popolare, viene personificata e, come maschera, fa parte del corteo carnescialesco. Essa è la vedova di Carnevale di cui piange la morte; è magrissima, acciaccata, vecchia, vestita di nero, regge con la destra il fuso e con la sinistra la cunócchia (rocca) in atto di filare della lana. Essendo una maschera funebre, connessa alla morte dell'anno vecchio (Carnevale), potrebbe rappresentare il residuo del mito delle Parche della mitologia greca, delle quali conserva il filare, come simbolo dell'inesauribile crescere e scorrere della vita destinata alla morte, che segue sempre i capricci del Destino... Resiste ancora in alcuni paesi la simpatica usanza di fa' la Quarajésema, cioè di costruire una bambola di stoffa dalle sembianze di vecchia ed appenderla ad una finestra, subito dopo che si è sciolto il corteo di Carnevale. Ha le stesse caratteristiche della maschera e in più le viene attaccata sul posteriore un'arancia, sulla quale sono infilzate sette penne di gallina scacàta, cioè che non fa più uova. Queste vengono poi tolte una per ogni venerdì e bruciate. Infine il Venerdì Santo viene bruciata la Quarajésema con l'ultima penna e l'arancia…curioso no?Salva
Categoria:: Blog, Eventi